Disturbi del comportamento alimentare in adolescenza
Di questi disturbi si parla poco in paese, e quando capita è a voce bassa. Riguardano ragazze e ragazzi, cominciano spesso fra i dodici e i vent’anni e non sono capricci o questioni di volontà: sono malattie, con una componente psicologica e una medica, e hanno un decorso migliore se qualcuno se ne accorge presto. Questa pagina non serve a fare diagnosi, cosa che nessun genitore e nessun farmacista può fare, ma a dare qualche parola a chi ha un dubbio.
Tre forme, non sempre distinte
Nell’anoressia nervosa il nodo è la restrizione: si mangia sempre meno, si taglia una categoria di cibo dopo l’altra, il peso scende e lo sguardo sul proprio corpo resta deformato, tanto che il calo non viene visto come un problema. Nella bulimia le abbuffate si alternano a condotte per rimediare, dal vomito all’esercizio sfinente, e il peso può restare nella norma: per questo passa inosservata più a lungo. Nell’alimentazione incontrollata manca il compenso e resta l’abbuffata, con una vergogna che spinge a mangiare di nascosto. In molti ragazzi i quadri si mescolano o cambiano nel tempo, e un disturbo che non rientra in nessuna definizione precisa non è meno serio.
Che cosa si può notare in casa
Nessuno di questi segnali, da solo, significa qualcosa. Contano quando si ripetono, quando si sommano fra loro e quando prendono il posto della vita di prima: gli amici, lo sport per piacere, la tavola condivisa.
- Pasti che saltano con motivazioni sempre pronte: ho mangiato dai nonni, mangio dopo, non ho fame perché ho studiato.
- Rituali intorno al cibo: pezzi minuscoli, roba spostata nel piatto, porzioni pesate, un ordine fisso da rispettare.
- Liste di alimenti vietati che si allungano mese dopo mese, spesso partite da un’intenzione sana di «mangiare meglio».
- Allenamento che non si può mancare, anche con la febbre, e irritazione forte se qualcosa lo impedisce.
- Abiti larghi e a strati in ogni stagione, rifiuto di farsi vedere in costume, ritiro dalla piscina.
- Bagno occupato subito dopo mangiato, acqua che scorre a lungo, mal di gola ricorrente, denti sensibili.
- Confezioni di lassativi, diuretici, tisane drenanti o integratori «brucia grassi» comparse in camera.
- Umore cupo, insonnia, calo del rendimento scolastico, isolamento; nelle ragazze, cicli che si allontanano o si fermano.
- Nel maschio la cosa può prendere la strada della massa muscolare, con proteine in polvere e diete rigidissime, e passare per passione sportiva.
Perché i commenti sul corpo non aiutano
«Sei diventata un’ombra», «basta che mangi», «guarda tuo fratello che mangia di tutto»: frasi dette con affetto e spavento che però confermano al ragazzo esattamente ciò che teme, cioè che il suo corpo sia sotto osservazione e giudicato. Lo stesso vale per i complimenti al calo di peso, che da fuori sembrano incoraggianti e dall’interno suonano come un premio al controllo. Non funzionano nemmeno i bracci di ferro a tavola: trasformano ogni cena in una battaglia.
Quello che aiuta è parlare di come sta, non di quanto pesa. Dire ciò che si è visto, con calma e senza elenchi accusatori: ti vedo stanco, hai smesso di uscire, mi sembra che mangiare sia diventato faticoso, sono preoccupata e vorrei che ne parlassimo con qualcuno. Mettere in conto una reazione di rifiuto, perché quasi sempre arriva, e tornare sull’argomento senza strappi. Vale anche la pena guardarsi in casa: le diete dei genitori e le battute sul peso arrivano ai figli più di qualunque discorso.
A chi rivolgersi
Il primo passo è il pediatra o il medico di famiglia, che conosce la storia del ragazzo, può fare una valutazione clinica e gli esami che servono, e sa come si attiva il percorso sul territorio. Esistono servizi specialistici dedicati, con équipe in cui lavorano insieme medici, psicologi, dietisti e psichiatri: nelle ASST si accede su indicazione del medico. La mappa dei servizi e materiali attendibili per le famiglie stanno sul sito dell’Istituto superiore di sanità. Se il ragazzo rifiuta di muoversi, i genitori possono chiedere un colloquio per sé: cominciare da soli è meglio che aspettare.
Il peso non misura la gravità. Una ragazza di peso normale che vomita ogni giorno è in pericolo, e alcune complicazioni, dalle alterazioni degli elettroliti ai problemi di cuore, arrivano senza preavviso. Svenimenti, battito irregolare, vomito con sangue o rifiuto totale di bere sono situazioni da pronto soccorso: nel dubbio si chiama il 112.
Il nostro posto in tutto questo
Dietro il banco vediamo alcune cose: una ragazza giovanissima che compra lassativi con una certa regolarità, un ragazzo che chiede un diuretico senza ricetta, qualcuno che cerca integratori per dimagrire a ritmi che non hanno senso. Non è nostro compito indagare e non facciamo prediche; possiamo però spiegare che cosa fa davvero un lassativo stimolante, dire che quel prodotto non va bene a quell’età, e far capire che qui si può parlare senza finire sotto processo. La nostra competenza riguarda i farmaci: diagnosi e terapia appartengono al medico.
Se avete un sospetto e non sapete come muovervi, parlarne a voce con qualcuno è già un inizio. In farmacia, in via Roma 71/A a Sedrina, si può chiedere di scambiare due parole in disparte, anche solo per capire a chi telefonare; il numero è 0345 60033. Altri testi per le famiglie sono raccolti fra gli approfondimenti e nei consigli, mentre per i disturbi che si confondono facilmente con lo stress scolastico può servire la pagina sul mal di testa nei bambini.
