Fitoterapia: piante, estratti e cautele d’uso
La fitoterapia lavora con le parti della pianta — radice, foglia, fiore, corteccia — o con gli estratti che se ne ricavano, con un obiettivo preciso: ottenere una quantità nota di sostanze attive, sempre la stessa da una confezione all’altra. È qui che passa la differenza fra un sacchetto di erbe comprato in vacanza e un prodotto fitoterapico serio.
- Estratto secco
- La droga vegetale viene estratta e poi essiccata, fino a una polvere che finisce in capsule o compresse. È la forma con il dosaggio più controllabile, perché la quantità di principio attivo è dichiarata in etichetta.
- Tintura madre
- Macerazione idroalcolica, di solito della pianta fresca. Si dosa a gocce in poca acqua. Contiene alcol, quindi non è adatta ai bambini e va valutata in gravidanza, in allattamento e in chi ha problemi di fegato.
- Tisana, infuso, decotto
- Foglie e fiori si lasciano in infusione, radici e cortecce vanno portate a bollore. La concentrazione è più bassa e variabile, ma per il gonfiore dopo cena o per il rito della sera il risultato è spesso sufficiente.
- Olio essenziale
- Prodotto molto concentrato: poche gocce sono già una dose. Sulla pelle va diluito in un olio vettore, per via interna si usa soltanto su indicazione di chi conosce la molecola.
Titolazione e standardizzazione
Un estratto titolato dichiara quanto principio attivo contiene; standardizzato significa che quel valore viene mantenuto costante lotto dopo lotto, correggendo le differenze naturali fra una raccolta e l’altra. Senza queste due informazioni l’etichetta dice il nome della pianta ma non quanto se ne assume, e due prodotti con lo stesso nome possono essere molto diversi. Quando qualcuno ci porta un barattolo comprato online, guardiamo prima di tutto questo.
Le piante che ci chiedono più spesso
Sonno e tensione nervosa
Valeriana, melissa e passiflora sono le richieste più frequenti, da sole o in associazione. La valeriana è la più “pesante” e qualcuno la trova sedativa anche al mattino dopo; la melissa è più dolce e la si dà volentieri a chi ha il nervoso che si scarica sullo stomaco; la passiflora viene scelta spesso per i risvegli notturni. Nessuna delle tre funziona sull’insonnia che dura da mesi: quella va raccontata al medico, non coperta con una tisana.
Digestione, fegato, gonfiore
Il carciofo è un classico dopo i pranzi di festa e nei periodi in cui l’alimentazione si fa più grassa, ma va evitato con la colecisti infiammata o con i calcoli biliari. Il finocchio è la pianta del gonfiore addominale e, nei preparati adatti, anche delle coliche dei lattanti. Zenzero e menta completano il reparto, ma la menta peggiora il reflusso in chi ne soffre.
Mesi freddi
L’echinacea si usa a cicli brevi nei periodi di maggiore esposizione ai raffreddamenti. Non è indicata in chi ha malattie autoimmuni o assume farmaci che modulano le difese.
Uso esterno
L’arnica in gel o in crema è quella che chiedono i ragazzi dopo la partita: va applicata sulla pelle integra, mai su ferite aperte o mucose. La calendula resta utile su arrossamenti e piccole irritazioni. Per un confronto con un’altra impostazione terapeutica, nella sezione dedicata trovate i prodotti omeopatici, che seguono regole di preparazione completamente diverse.
Naturale non vuol dire senza interazioni
- Iperico, o erba di San Giovanni: accelera il metabolismo epatico di molti farmaci e può ridurre l’effetto degli anticoagulanti orali, dei contraccettivi ormonali, degli antirigetto e di alcuni antidepressivi. Non va mai preso di propria iniziativa da chi segue una terapia.
- Liquirizia: in uso prolungato favorisce ritenzione di sodio, perdita di potassio e rialzo della pressione. Chi prende diuretici o antipertensivi dovrebbe limitarla, radice da masticare compresa, e tenere il valore sotto controllo con la misura della pressione.
- Ginkgo, aglio e zenzero a dosi elevate si sommano all’effetto di antiaggreganti e anticoagulanti, e gli ematomi che compaiono senza motivo sono il segnale.
- Le piante lassative antrachinoniche, come senna e cascara, servono per periodi brevi; l’uso quotidiano prolungato peggiora il problema invece di risolverlo.
Chi deve fare più attenzione
In gravidanza e durante l’allattamento la lista delle piante studiate è corta e quella delle piante da evitare è lunga: senza indicazione del ginecologo o dell’ostetrica preferiamo non muoverci. Nei bambini contano il peso e la forma del prodotto, perciò le gocce idroalcoliche restano fuori. Chi ha un intervento programmato dovrebbe segnalare in anticipo gli integratori vegetali, perché alcuni vanno sospesi prima dell’anestesia. I rischi dei prodotti botanici sono documentati anche nelle pagine dell’Istituto superiore di sanità. Nei nostri consigli trovate altri spunti stagionali.
In farmacia teniamo la linea L’Erbolario, con le sue tisane, gli estratti e i prodotti per la cura della persona a base vegetale, ed è una delle proposte che la gente del paese conosce meglio.

Posso prendere l’iperico se uso la pillola?
No, non in autonomia: l’iperico può ridurre l’efficacia dei contraccettivi ormonali. Se l’obiettivo è l’umore o il sonno, parlatene con il medico e cerchiamo insieme un’alternativa compatibile.
Una tisana per dormire va bene per un bambino?
Dipende dalla pianta e dall’età, e il dosaggio non è quello dell’adulto. Per i più piccoli chiediamo prima il parere del pediatra.
Devo dire al medico che prendo un estratto vegetale?
Sì, come per qualsiasi altra cosa che assumete. Portate la confezione alla visita: la titolazione in etichetta serve a valutare le interazioni.
Se volete capire se una pianta si può abbinare alle vostre pastiglie, portate le scatole al banco in via Roma 71/A a Sedrina, oppure chiamateci allo 0345 60033.
