Afte ed ulcerazioni della bocca: riconoscerle e gestirle
L’afta è una delle cose che si fanno guardare più spesso al banco, con la lingua già sollevata e la domanda «ma è normale che faccia così male per una cosa così piccola?». Sì, è normale: la mucosa della bocca è ricchissima di terminazioni nervose e un’ulcerazione di tre millimetri può rendere difficile mangiare, parlare e lavarsi i denti.
- Aspetto
- una piccola perdita di sostanza rotonda od ovale, con il fondo giallastro o grigiastro e un bordo arrossato netto.
- Sedi abituali
- parte interna delle labbra e delle guance, bordi e punta della lingua, pavimento della bocca, gengiva libera. Non compaiono sul palato duro né sul labbro esterno, dove invece si localizza l’herpes.
- Durata
- le forme piccole si risolvono in sette-dieci giorni senza lasciare segni; quelle più grandi e profonde possono richiedere qualche settimana.
- Contagio
- l’afta comune non si trasmette: non è una vescicola virale, non si prende baciando o bevendo dallo stesso bicchiere.
Perché compaiono
Nella maggior parte delle persone non si trova una causa unica, ma un fattore che innesca la comparsa su un terreno predisposto, spesso familiare. Il meccanismo più banale è il trauma: un morso involontario mentre si mangia di fretta, lo spazzolino usato con troppa forza, un bordo tagliente di un dente scheggiato, la staffa di un apparecchio ortodontico, una protesi che preme sempre nello stesso punto. Molti raccontano che le afte tornano nei periodi di tensione, prima di un esame o dopo settimane di sonno scarso, e il legame con lo stress è tra i più costanti nella pratica quotidiana. Nelle donne ci può essere una ricorrenza legata al ciclo.
- carenze di ferro, di folati o di vitamina B12, da indagare con un prelievo quando le afte sono frequenti
- celiachia e altre malattie infiammatorie intestinali, che a volte si annunciano proprio con afte ripetute
- alcuni alimenti riferiti spesso dai pazienti: noci, mandorle, pomodoro, agrumi, formaggi stagionati, cioccolato, crostacei
- dentifrici con tensioattivi aggressivi, che in alcune persone irritano la mucosa
- smettere di fumare, paradossalmente, nelle prime settimane
Chi ha già un quadro di carenze o una dieta molto selettiva può togliersi il dubbio con un controllo dei valori del sangue; nel nostro servizio di autoanalisi si eseguono alcuni parametri di base, mentre l’emocromo completo e gli esami per la celiachia vanno prescritti dal medico.
Che cosa si può fare mentre guarisce
Nessun prodotto fa scomparire un’afta dall’oggi al domani. L’obiettivo realistico è duplice: ridurre il dolore così da poter mangiare, e proteggere la lesione dallo sfregamento perché si chiuda nei suoi tempi. I gel e i collutori a base di acido ialuronico formano una pellicola che isola il fondo dell’ulcera e danno un sollievo quasi immediato; vanno applicati sulla lesione asciugata con una garza, dopo i pasti e prima di dormire. La clorexidina a bassa concentrazione, in collutorio o in gel, serve a tenere pulita la zona e a prevenire la sovrainfezione nei giorni in cui spazzolare è difficile: si usa per pochi giorni, perché a lungo pigmenta i denti, come ricordiamo anche parlando di alito cattivo. Gli anestetici locali in gel o in spray, con lidocaina o benzidamina, sono utili mezz’ora prima dei pasti, con due avvertenze: addormentano anche la lingua, quindi si rischia di mordersi, e non vanno usati in modo ripetuto nei bambini piccoli senza il parere del pediatra. Esistono inoltre preparazioni a base di piante o rimedi omeopatici che molti pazienti scelgono per accompagnare la fase acuta.
A tavola, nei giorni in cui fa male
Finché l’ulcera è aperta conviene rinunciare a quello che la irrita chimicamente o meccanicamente: agrumi e succhi di frutta acidi, pomodoro, aceto, cibi molto salati, patatine e crackers con spigoli, frutta a guscio, bevande bollenti e alcolici. Funzionano bene le cose morbide e fresche, dallo yogurt alle creme di verdura tiepide, bevute con una cannuccia se la lesione è sul labbro. Masticare lentamente riduce il rischio di morsi, che è il modo più sicuro per allungare la storia di un’afta.
Segnali da non trascurare
- un’ulcerazione che dopo tre settimane è ancora lì, o che si allarga invece di rimpicciolire
- bordi duri, rilevati, indolori, oppure una lesione sempre nello stesso punto di contatto con un dente o una protesi
- afte accompagnate da febbre, malessere generale, ingrossamento dei linfonodi del collo
- molte lesioni insieme, a grappolo, o episodi che si ripetono ogni mese
- afte associate a diarrea, calo di peso, dolori articolari o lesioni genitali e oculari
- comparsa in chi assume chemioterapici, immunosoppressori o corticosteroidi inalatori
In questi casi il parere del farmacista non basta e serve una valutazione del medico o del dentista; informazioni affidabili sulle lesioni della mucosa orale sono disponibili anche sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità. Per tutto il resto, e per capire quale formulazione si applica meglio nel punto in cui avete l’afta, fate un salto in via Roma 71/A a Sedrina o telefonate allo 0345 60033: altri argomenti vicini a questo li trovate nella sezione approfondimenti.
