Asma e allergie respiratorie nel bambino
Tosse che non passa, un fischio nel respiro quando il bambino corre, il naso che cola da settembre a giugno: sono i motivi per cui in farmacia ci fermano più spesso durante l’anno scolastico. Dietro quei sintomi ci sono quadri diversi fra loro, alcuni banali e altri che meritano una valutazione seria, e distinguere a occhio non si può. Vale però la pena sapere di cosa si parla, perché un genitore informato descrive meglio quello che vede.
- Respiro sibilante
- Un fischio acuto, più evidente quando il bambino butta fuori l’aria, che spesso si sente appoggiando l’orecchio alla schiena. Nei primi anni compare quasi sempre durante un raffreddore e passa con esso; se torna a ogni infezione, con la corsa, con il freddo o di notte, il pediatra comincia a ragionare in termini di asma.
- Bronchiolite
- Infezione virale delle vie aeree più piccole, tipica dei lattanti nei mesi freddi. Inizia come un raffreddore e poi il respiro diventa rapido e faticoso, con poppate interrotte perché il bambino non riesce a respirare e succhiare insieme. Un neonato che respira male, mangia poco o ha pause nel respiro deve essere visto subito.
- Rinite allergica stagionale
- Naso chiuso e che cola acqua, starnuti a raffica, occhi che prudono, sempre negli stessi mesi. Se ogni primavera «il raffreddore» dura sei settimane e non dà febbre, è ragionevole pensare ai pollini.
- Rinite allergica perenne
- Gli stessi sintomi, ma distribuiti su tutto l’anno e più forti al risveglio o facendo i letti. Qui gli indiziati sono gli acari della polvere, le muffe e, nelle case con animali, i derivati epidermici del gatto o del cane.
La casa conta più di quanto sembri
Nelle case di valle l’umidità è un problema reale e la muffa sui muri freddi non riguarda soltanto l’estetica. Sulla polvere si può fare qualcosa senza stravolgere la vita:
- Lavare lenzuola e federe ad alta temperatura ogni settimana e tenere materasso e cuscino in fodere con chiusura.
- Arieggiare le camere ogni mattina anche d’inverno, pochi minuti con la finestra spalancata.
- Togliere dalla stanza dove dorme il bambino tappeti, cuscini di troppo e peluche che non vengono mai lavati, lasciandone uno solo.
- Asciugare la cabina della doccia e non stendere il bucato in camera, perché l’umidità alimenta le muffe.
- Non fumare in casa né in macchina, nemmeno con la finestra aperta: è la misura che pesa di più su un bambino che respira male.
Pollini e calendari
I calendari pollinici delle reti di monitoraggio dicono quali piante sono in aria in una certa settimana: in Lombardia le graminacee dominano la primavera, la betulla arriva prima, l’ambrosia torna a fine estate. Conoscere il proprio periodo serve: vetri dell’auto chiusi nei tragitti, capelli lavati la sera dopo un pomeriggio all’aperto, terapie previste dal medico iniziate prima che i sintomi siano al massimo invece di rincorrerli. Dati e materiali divulgativi aggiornati si trovano sul portale dell’Istituto superiore di sanità.
Spray, distanziatore, aerosol
Lo spray predosato funziona solo se il farmaco arriva nei bronchi, e un bambino piccolo non riesce a coordinare lo spruzzo con l’inspirazione: gran parte della dose si ferma in bocca. Con il distanziatore il farmaco resta sospeso in una camera e il bambino lo respira con calma, in cinque o sei atti respiratori; sotto i tre o quattro anni serve la mascherina appoggiata bene su naso e bocca, poi si passa al boccaglio. Non è un accessorio facoltativo: è ciò che rende utile la terapia. La camera va lavata come indicato e sostituita quando le valvole si deformano.
L’aerosol non è sempre meglio dello spray: nelle crisi di asma, con la tecnica giusta, bombolino e distanziatore fanno lo stesso lavoro in molto meno tempo. L’apparecchio resta prezioso per le terapie del naso e per i bambini che non collaborano; chi ne ha bisogno per un periodo limitato può valutare il noleggio dell’apparecchio invece dell’acquisto.
I test allergologici
I test cutanei e il dosaggio delle IgE specifiche si prescrivono quando la storia clinica fa sospettare un allergene preciso, non per curiosità. Un risultato positivo in un bambino senza sintomi non è una diagnosi, e i pannelli acquistati per conto proprio producono più ansia che informazioni. A richiederli sono il pediatra o lo specialista, che li legge accanto a ciò che il bambino fa davvero in mezzo all’erba o in una casa con il gatto.
Scuola, sport, vita normale
Un bambino asmatico ben seguito fa educazione fisica, va in piscina e gioca a calcio. Se la corsa gli provoca tosse e fischio, è un segno che la terapia di fondo va rivista, non che lo sport sia vietato. La famiglia dovrebbe lasciare a scuola il piano scritto dal medico e assicurarsi che gli insegnanti sappiano dove si trova il farmaco e come si usa. Chi impara da bambino a gestire l’inalatore lo userà meglio da adulto, quando le vie respiratorie chiedono attenzione in altre forme, come racconta la pagina su la BPCO. Lavaggi nasali, soluzioni fisiologiche e accessori per l’aerosol li trovate fra i prodotti della farmacia; d’estate, in vacanza con i bambini, cambia anche il modo di organizzare le terapie.
Quello che vi diciamo serve a usare meglio ciò che il medico ha prescritto, non a sostituirlo. Se non siete sicuri della tecnica di inalazione, portate spray e distanziatore in via Roma 71/A a Sedrina: si fanno due prove insieme, senza fretta. Il numero è 0345 60033.
