La tosse nel bambino e nell’adulto: quando aspettare e quando agire
«Mi dia qualcosa per la tosse» è una delle richieste più frequenti, e quasi sempre la risposta utile comincia con due domande: da quanti giorni, e di che tosse si tratta. Perché la tosse non è una malattia, è un riflesso di difesa, e spegnerlo a tutti i costi non è sempre un buon affare.
A che cosa serve tossire
La tosse espelle muco, polvere e tutto ciò che non deve restare nelle vie respiratorie. Durante un raffreddore il muco scende dal naso verso la gola e irrita la laringe: si tossisce soprattutto la sera, appena coricati, perché quel gocciolamento aumenta. In quel caso lavare bene il naso con soluzione salina fa più della metà del lavoro, e lo spieghiamo anche nella scheda su raffreddore e disturbi delle vie respiratorie. In un adulto sano una tosse che accompagna un’infezione respiratoria dura in media due o tre settimane: è lunga, dà fastidio, ma non è di per sé un segnale allarmante.
Secca o grassa, e perché cambia tutto
La tosse secca è stizzosa, non porta su nulla, viene a raffiche e disturba il sonno. La tosse grassa, o produttiva, muove catarro e si sente «piena»: in questo caso tossire è esattamente ciò che serve. Da qui la regola che ripetiamo più volentieri: i sedativi della tosse hanno senso quasi solo sulla tosse secca che impedisce di dormire, mentre su una tosse con catarro rischiano di far ristagnare il muco nei bronchi.
Sedativi e mucolitici non si mescolano
I sedativi, come il destrometorfano o i prodotti a base di codeina, agiscono sul centro nervoso che comanda il riflesso. I mucolitici, come acetilcisteina e carbocisteina, rendono il catarro più fluido perché possa essere eliminato. Usarli insieme è una contraddizione: si fluidifica il muco e nello stesso tempo si toglie il meccanismo che dovrebbe portarlo fuori. Molte confezioni da banco contengono associazioni di più princìpi attivi, quindi capita di assumere due volte la stessa sostanza senza accorgersene; portateci le scatole e controlliamo insieme la composizione.
L’età conta più di quanto si pensi
Gli sciroppi non sono tutti adatti a tutti. I mucolitici non vanno usati sotto i due anni, i prodotti a base di codeina sono vietati come antitussivi sotto i dodici anni, e diversi sedativi riportano in scheda tecnica limiti di età precisi: sono restrizioni decise dalle agenzie regolatorie dopo la segnalazione di effetti indesiderati respiratori, e si possono verificare nelle schede dei medicinali pubblicate dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Nei bambini piccoli, dunque, non si improvvisa: le dosi e la scelta del prodotto le indica il pediatra, e noi non le stabiliamo al banco.
Il miele, dopo il primo anno
Un cucchiaino di miele la sera calma la gola irritata e la tosse notturna nei bambini più grandicelli, ed è un rimedio che costa poco e piace. Non va dato però prima dei dodici mesi, per il rischio di botulismo infantile. Sotto l’anno restano l’idratazione, i lavaggi nasali e il parere del pediatra.
Aria, acqua e posizione
Bere spesso, anche solo acqua tiepida o una camomilla, aiuta a tenere il catarro fluido meglio di molti sciroppi. In casa conviene tenere temperature non eccessive, intorno ai diciannove, venti gradi, arieggiare le stanze e non tenere i termosifoni al massimo in una stanza chiusa: l’aria troppo secca irrita la gola. Nei bambini, sollevare un po’ la testa del letto riduce la tosse da gocciolamento notturno. Il fumo di sigaretta in casa peggiora qualunque tosse, nei piccoli e negli adulti.
L’aerosol: quando serve e quando no
L’aerosol non è una cura in sé, è un modo di portare un farmaco nelle vie respiratorie. Con la sola soluzione fisiologica umidifica un po’ la mucosa e non fa danni, ma non accorcia il raffreddore né scioglie la tosse; ha senso quando il medico prescrive un broncodilatatore o un cortisonico da nebulizzare, per esempio in un bambino con broncospasmo o in chi ha una malattia respiratoria cronica come la BPCO. Se l’apparecchio serve solo per un periodo, invece di comprarlo si può valutare il noleggio di ausili sanitari; vale anche per saturimetri e aspiratori nasali.
La tosse che dura troppo
Oltre le tre settimane la tosse va raccontata al medico, anche se sembra «solo» una coda del raffreddore. Dietro una tosse persistente possono esserci un reflusso gastroesofageo, un’asma che si manifesta solo con la tosse, una rinite allergica, il fumo, oppure un farmaco: alcuni antipertensivi, gli ACE-inibitori, danno una tosse secca e ostinata che non risponde a nessuno sciroppo e che si risolve cambiando terapia. Sono da riferire subito febbre alta persistente, fiato corto, dolore al petto, calo di peso, tracce di sangue nell’espettorato o una tosse che cambia carattere in un fumatore di lunga data. Negli altri consigli trovate indicazioni dello stesso tipo per i disturbi stagionali più comuni.
Portate in via Roma 71/A a Sedrina gli sciroppi che avete in casa, anche quelli avanzati l’inverno scorso: guardiamo composizione, scadenze e limiti di età, e capiamo se serve qualcosa o se basta aspettare. Siamo raggiungibili allo 0345 60033. Quello che vi diciamo qui orienta, non sostituisce l’esame del medico o del pediatra.
