Diarrea acuta: reidratare prima di tutto
Nella diarrea acuta l’errore più comune non è scegliere il farmaco sbagliato: è pensare al farmaco prima che all’acqua. Quello che mette in difficoltà l’organismo, nei bambini piccoli e negli anziani soprattutto, è la quantità di liquidi e di sali che si perde.
Prima di tutto bere, nel modo giusto
Ogni scarica porta via acqua, sodio, potassio e bicarbonati. L’acqua da sola reintegra una parte, mentre bibite zuccherate e succhi di frutta peggiorano le cose, perché richiamano acqua nell’intestino. Le soluzioni reidratanti orali sono studiate per questo: contengono glucosio e sali nelle proporzioni che permettono all’intestino di assorbire anche mentre è infiammato. Si bevono fresche, a piccoli sorsi frequenti, un cucchiaino ogni pochi minuti se c’è nausea: un bicchiere intero in una volta rischia di tornare indietro.
- Leggete sulla confezione dei sali reidratanti il volume d’acqua previsto, che cambia da prodotto a prodotto.
- Usate acqua potabile misurata, fresca o bollita e raffreddata: meno acqua concentra troppo la soluzione, più acqua la rende inefficace.
- Versate tutta la bustina e mescolate fino a scioglimento, senza aggiungere zucchero, miele, sale o altre bevande.
- Bevete a piccole quantità ravvicinate durante la giornata, aumentando dopo ogni scarica.
- Conservate in frigorifero e preparatene di nuova dopo ventiquattro ore.
Nei bambini sotto i due anni quantità e tempi li stabilisce il pediatra, da contattare presto: non improvvisate preparazioni con acqua, sale e zucchero, perché un errore nelle proporzioni fa danni.
Mangiare nelle prime ventiquattro ore
Il digiuno prolungato non serve e rallenta il recupero della mucosa. Appena la nausea lo permette si riprende a mangiare semplice: riso, patate, carote lessate, pollo o pesce senza condimenti grassi, pane tostato, banana, mela cotta. Lo yogurt è ben tollerato, mentre latte in quantità, formaggi freschi, fritti, dolci e caffè conviene rimandarli di un paio di giorni. Dopo un’enterite la capacità di digerire il lattosio può restare ridotta per settimane, con gonfiore e scariche che proseguono: lo stesso meccanismo descritto nella pagina sul meteorismo.
Fermenti lattici e probiotici
Alcuni ceppi probiotici, usati nei giorni dell’episodio acuto, possono ridurne la durata, e sono particolarmente sensati nella diarrea che compare durante o dopo una cura antibiotica. Si prendono distanziati dall’antibiotico di due o tre ore. Nessun probiotico sostituisce la reidratazione, e non tutti i prodotti contengono gli stessi microrganismi: chiedete al banco quale è stato studiato per la situazione che avete.
Loperamide: i casi in cui va lasciato nel cassetto
Il loperamide rallenta il transito e riduce il numero di scariche, ed è comodo per un adulto con una diarrea banale che deve affrontare un viaggio. Non va usato con febbre elevata, con sangue o muco purulento nelle feci, nel sospetto di un’infezione batterica invasiva o di una colite, perché bloccare l’intestino trattiene dentro i germi e le loro tossine. Non si usa nei bambini piccoli, dove è stato associato a reazioni serie, e va evitato nelle riacutizzazioni di malattie infiammatorie intestinali. Il suo uso non va prolungato: se dopo un paio di giorni nulla migliora, serve una valutazione medica e non una compressa in più. Il razecadotril, che riduce la secrezione intestinale, è un’alternativa da discutere al banco.
Diarrea del viaggiatore
Nei paesi con condizioni igieniche diverse le regole pratiche sono note: acqua in bottiglia sigillata, niente ghiaccio, nessuna verdura cruda o frutta già tagliata, cibi serviti caldi. In valigia vanno i sali reidratanti e un disinfettante per le mani; gli antibiotici solo se prescritti, dopo un consiglio legato alla destinazione. Le raccomandazioni aggiornate per chi parte sono pubblicate sul portale del Ministero della Salute.
Attenzione a bambini e anziani
In un bambino piccolo la disidratazione corre veloce: bocca e lingua asciutte, pianto senza lacrime, pannolini asciutti da molte ore, occhi infossati, sonnolenza o irritabilità insolita, pelle che resta sollevata se pizzicata. Negli anziani i segnali sono più sfumati: confusione, debolezza, pressione che scende quando si alzano, urine scarse e scure. Chi assume diuretici, metformina o antinfiammatori rischia di più: in corso di diarrea queste terapie si rivedono con il medico, non si sospendono da soli.
| Situazione | Perché non va rimandata |
|---|---|
| Sangue nelle feci o feci nerastre | orienta verso un’infezione invasiva o un sanguinamento |
| Febbre alta che non scende | può indicare una forma batterica, con scelte terapeutiche diverse |
| Vomito che impedisce di bere | servono liquidi per altra via, a volte in ospedale |
| Diarrea che dura più di tre giorni nell’adulto, o che ricompare a ondate | va cercata una causa, dalle infezioni alle intolleranze |
| Dolore addominale intenso e localizzato, pancia dura | serve una visita per escludere un problema chirurgico |
| Lattanti, anziani fragili, gravidanza, immunodepressione, rientro da un viaggio tropicale | la soglia di attenzione si abbassa e il medico va coinvolto presto |
Devo stare a digiuno finché non passa?
No. Bere va iniziato subito e il cibo si reintroduce appena la nausea lo consente, in piccole quantità e semplice: digiunare non riduce le scariche e indebolisce.
Dopo la diarrea sono rimasto stitico: è normale?
Capita che l’alvo si riassesti oscillando. Se la fatica continua, le indicazioni sulla stipsi aiutano a ritrovare un ritmo.
Quello che diciamo noi serve a orientarvi nelle prime ore e non prende il posto della visita, che resta la scelta giusta quando qualcosa non torna. Siamo in via Roma 71/A a Sedrina, telefono 0345 60033: se non riuscite a muovervi, i sali reidratanti possono arrivarvi con la consegna a domicilio.
