Stipsi: rimettere in moto l’intestino senza farsi male
«Vorrei qualcosa per andare in bagno, ma di forte.» È una richiesta che sentiamo ogni giorno, e la risposta utile comincia con qualche domanda: da quanto tempo, com’è la consistenza, quanta fatica, che farmaci prendete. La stipsi non è un numero, e il prodotto più energico non è quello che risolve.
Che cos’è davvero la stitichezza
L’idea che si debba andare di corpo una volta al giorno non ha fondamento: un ritmo da tre volte al giorno a tre volte alla settimana rientra nella normalità, se non comporta disagio. Definiscono la stipsi lo sforzo eccessivo, le feci dure e caprine, la sensazione di evacuazione incompleta, la necessità di manovre e le scariche troppo diradate rispetto alla propria abitudine. Molte persone che si considerano stitiche hanno un intestino regolare e un’aspettativa sbagliata; altre, convinte di essere a posto, evacuano ogni giorno con grande fatica, ed è il caso che merita più attenzione.
Fibre, acqua, gambe
Le fibre si comportano in due modi diversi. Quelle insolubili, della crusca, dei cereali integrali e di molte verdure, aumentano il volume delle feci e stimolano la parete; introdotte di colpo e in quantità, però, gonfiano e possono peggiorare il blocco in chi beve poco. Quelle solubili, dell’avena, dei legumi, delle mele, delle prugne e dei semi di psillio, formano un gel che trattiene acqua e rende le feci morbide: sono meglio tollerate e l’effetto si costruisce in alcuni giorni. L’aumento va fatto gradualmente e sempre accompagnato dai liquidi, perché la fibra senza acqua è un impasto asciutto che rallenta tutto. Chi tende a gonfiarsi troverà qualche accorgimento in più nella pagina sul meteorismo.
Il movimento conta: l’intestino di chi cammina ogni giorno lavora meglio di quello di chi sta seduto dieci ore, e nei periodi di allettamento la stipsi è quasi la regola. Un’altra abitudine, banale e decisiva, è non rimandare lo stimolo. Ignorarlo per fretta o imbarazzo lo fa passare, l’acqua continua a essere riassorbita e le feci si induriscono. Per chi ha perso il ritmo funziona dedicare ogni giorno dieci minuti tranquilli al bagno dopo colazione, quando il riflesso è più vivo, con uno sgabello sotto i piedi e senza spingere a fiato trattenuto.
I lassativi, uno per uno
| Tipo | Esempi | Tempo d’azione | Da ricordare |
|---|---|---|---|
| Di massa | psillio, ispaghula, crusca, glucomannano | da uno a tre giorni | da prendere con molta acqua; i più adatti all’uso prolungato |
| Osmotici salini e zuccherini | lattulosio, lattitolo, magnesio solfato | da otto ore a due giorni | possono dare gonfiore e crampi nei primi giorni |
| Osmotici con macrogol | macrogol, da solo o con elettroliti | da uno a due giorni | ben tollerato anche per periodi lunghi, trattiene acqua nelle feci |
| Stimolanti | senna, cascara, bisacodile, sodio picosolfato | da sei a dodici ore | per usi occasionali; l’abitudine quotidiana è da evitare |
| Per via rettale | supposte di glicerina, microclismi | da pochi minuti a un’ora | utili quando le feci sono già in ampolla e non escono |
I lassativi stimolanti meritano due parole in più, perché sono i più venduti e i più maltrattati. Irritano la mucosa e aumentano la motilità: funzionano bene per sbloccare una situazione occasionale. Usati ogni sera per mesi danno dipendenza dal gesto, perdita di efficacia alle stesse dosi, crampi e perdita di potassio, con l’effetto paradosso di un intestino che senza la compressa non si muove più. Chi si trova così non smette di colpo da solo: si passa gradualmente a un lassativo di massa o al macrogol, con un piano concordato. Microclismi e supposte di glicerina servono quando l’evacuazione non parte pur essendo pronta, e non risolvono una stipsi di transito. Le schede dei singoli prodotti sono sul sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco.
Quando è un farmaco a bloccare l’intestino
Capita più spesso di quanto si pensi, e l’elenco delle terapie in corso cambia il consiglio. Gli oppioidi, dalla codeina alla morfina, rallentano l’intestino in modo costante: in questi casi il lassativo va previsto dall’inizio della cura, non quando il problema è già fatto. Il ferro, gli antiacidi con alluminio, alcuni antidepressivi, i calcio-antagonisti, certi farmaci per il Parkinson e per l’incontinenza e l’abuso di diuretici hanno effetti simili. Anche la gravidanza, l’ipotiroidismo e il diabete di lunga durata, di cui parliamo nella pagina sull’automonitoraggio della glicemia, modificano il transito.
I segnali che spostano la questione al medico
Un cambiamento recente e persistente delle abitudini intestinali in un adulto va sempre valutato, soprattutto dopo i cinquant’anni. Lo stesso vale per il sangue nelle feci, un calo di peso non voluto, un dolore addominale che non passa, la pancia gonfia e tesa con vomito e blocco completo, l’alternanza fra fatica e scariche liquide, un’anemia comparsa agli esami, la stitichezza in chi ha familiari con tumori o polipi dell’intestino. In queste circostanze qualsiasi lassativo è un rinvio: serve una visita e, se il medico lo ritiene, un accertamento. Nei bambini, soprattutto con perdite involontarie o rifiuto del bagno, la gestione spetta al pediatra.
Il nostro consiglio serve a impostare le abitudini e a scegliere il prodotto meno aggressivo, mentre la diagnosi resta un compito del medico. Se volete capire perché quello che prendete non funziona più, portateci le confezioni in via Roma 71/A a Sedrina o telefonate allo 0345 60033; altre indicazioni sono raccolte nella sezione consigli e, per il disturbo opposto, nella pagina sulla diarrea.
